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Pregi e difetti del nuovo Benigni

Chi si aspettava un capolavoro resterà deluso. La tigre e la neve, il nuovo film di Roberto Benigni, non è all'altezza di La vita è bella, anche se ne recupera alcuni temi: su tutti quello dell'amore («la forza più bella del mondo - dice il regista - la più eversiva e rivoluzionaria») in grado di vincere ogni avversità. Fosse uscito nel 1998, al posto del film che vinse tre Oscar, il giudizio sarebbe diverso. Ma dopo quel capolavoro, e nonostante il mezzo flop di Pinocchio, da Benigni ci si aspetta sempre il massimo.
Stavolta è il poeta Attilio De Giovanni, docente universitario amatissimo dai suoi studenti e innamorato non corrisposto di Vittoria (Nicoletta Braschi). La donna sta ultimando la biografia di un poeta iracheno (Jean Reno) e, durante un soggiorno a Bagdad, lo scoppio di una bomba la fa entrare in coma. Attilio riesce a raggiungerla ma si accorge ben presto che nell'ospedale della capitale mancano le medicine più comuni. Vittoria rischia di morire e Attilio si prodiga in mille maniere per procurarle ciò di cui necessita. Finalmente guarisce ma il suo salvatore nel frattempo è stato fatto prigioniero dall'esercito americano. Una volta liberato, Attilio torna a Roma e incontra Vittoria, che non sa di dovergli la vita.
In attesa di tornare, in sede di dettagliata recensione, sul nuovo lavoro del Premio Oscar toscano, ci limitiamo a passarne in rassegna pregi e difetti. Tra i punti forti del film ci sono senz'altro il grande cuore di Benigni, raramente così sincero, e i suoi obiettivi («divertire e commuovere») entrambi raggiunti. Fra quelli deboli, una trama con qualche incoerenza di troppo (la provvidenziale bombola d'ossigeno trovata in un bazar agganciata a una muta da sub e altri colpi di fortuna a dir poco inverosimili), attori non sfruttati a dovere (il personaggio di Reno è assai poco sviluppato) oppure sottotono (la recitazione della Braschi a tratti fa pensare che il coma in cui versa per quasi tutto il film sia un espediente di Benigni per difenderla dalle critiche piovutele addosso dopo ogni film del marito). E ancora, la ripresa di temi già presenti nel suo film migliore e qui affrontati in maniera assai meno efficace.
Un film che piacerà ai «benignani» ma non farà cambiare idea agli altri. Le recensioni dei grandi quotidiani, comunque, sono state positive. «Un film irrealista, melenso, di buoni sentimenti, opportunista? Forse - scrive Natalia Aspesi su Repubblica - ma in un momento di diffuso catastrofismo, di paura, di disimpegno e rassegnazione, La tigre e la neve diventa un messaggio morale necessario: non perdere mai la speranza, non arrendersi agli orrori, non accettare lo sfacelo, lottare, essere certi di farcela», mentre sul Corriere, Tullio Kezich esalta la prova d'attore di Benigni, definendola «uno dei più strepitosi a solo del cinema contemporaneo». (5 ottobre 2005)

di Maurizio Zoja

(00:00 - 05 ott 2005)






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04:49 - 03 settembre 2010