Armstrong - Il ritorno del sopravvissuto
Armstrong - Il ritorno del sopravvissuto
Armstrong, McConaughey e Gyllenhaal

Armstrong - Il ritorno del sopravvissuto

Mentre lo sceneggiatore e regista Gary Ross sta lavorando al copione del biopic tratto dalle memorie di Lance Armstrong, la sua vita e il suo incredibile talento sono protagonisti in libreria con il saggio Armstrong - Il ritorno del sopravvissuto. Scritto dal giornalista di Repubblica Maurizio Crosetti, il libro ripercorre la carriera e le sfide agonistiche e non del campione del ciclismo: uno sguardo attento su uno dei fenomeni dello sport moderno che proprio quest'anno è tornato, dopo tre anni di pausa, alle gare ufficiali piazzandosi al terzo posto al Tour de France.

La produzione del film sulla sua vita è ancora in fase embrionale ma il progetto sembra non essere passato inosservato a Hollywood. Per il ruolo da protagonista non mancano infatti i pretendenti: da Matt Damon a Jake Gyllenhaal passando dall'idolo delle teenager Robert Pattison e arrivando a Matthew McConaughey. Staremo a vedere come andrà a finire anche perché, conoscendo il carattere del ciclista, l'ultima parola toccherà proprio a lui.

In vista dell'uscita di Armstrong - Il ritorno del sopravvissuto il primo settembre, abbiamo intervistato Maurizio Crosetti per raccontarci il personaggio e darci qualche piccola anticipazione sul suo libro.

Maurizio Crosetti, quanto tempo e quante ricerche sono stati necessari per scrivere questa biografia? E, soprattutto, che idea si è fatto di Lance Armstrong dopo averlo studiato così approfonditamente e dopo averlo incontrato e intervistato anche di persona?

Il libro nasce essenzialmente sullo slancio del Giro d'Italia e del Tour di Lance Armstrong. Ho cominciato a seguire il texano a partire da marzo, cioè dalla Milano-Sanremo e poi dall'avvicinamento al Giro. Ho cercato di leggere tutto quanto è stato pubblicato su di lui dagli editori americani e italiani negli ultimi dieci anni, e di vedere il maggior numero di filmati. Oltre, ovviamente, al lavoro classico di ricerca. Ne è emerso un personaggio unico, tenacissimo, dal carattere d'acciaio ma anche difficile, scontroso. Un divo. Però di grande sostanza.

Di nuovo un trionfo al Tour de France, perché il 3° posto, in questo caso, è comunque un trionfo; qual è, secondo il suo parere di giornalista esperto e appassionato di ciclismo, il segreto di questo straordinario campione?

Lance Armstrong ha bisogno di prove continue e sempre più difficili, gli servono situazioni al limite di tutto. Dopo avere sconfitto il cancro e vinto sette Tour consecutivi, cosa poteva fare di più? Così s'è inventato questa sfida, tre anni dopo il vuoto del ritiro.

Le due anime dell'uomo Armstrong, lo sportivo e la star: le amicizie importanti e patinate, le storie d'amore con attrici e cantanti, la vita privata spesso sotto i riflettori. Armstrong è certamente uno degli sportivi più ‘glamour e hollywoodiani' del nostro tempo. Ci racconta anche questo aspetto della vita del campione?

Il glamour fa parte di lui. Armstrong, lo ripeto, è un divo, un'icona pop. Ma è anche un incredibile campione dello sport, non è finto, non è un fotomodello, non è un "Beckham a pedali". Nei tre anni senza gare ha vissuto come scisso. E ha ritrovato se stesso solo in corsa.

La Lance Armstrong Foundation e il braccialetto Livestrong: un progetto che Armstrong porta avanti con immensa passione dopo il cancro che l'ha colpito nel 1996. Ci racconta qualcosa di più di questa straordinaria iniziativa?

È stato impressionante vedere in azione al Giro d'Italia la macchina organizzativa della Lance Armstrong Foundation. Anch'essa molto americana nelle dimensioni, nella forza d'impatto e nei numeri. Sicuramente una priorità di Lance. Nonché, va detto, una risorsa di visibilità in più per il suo sponsor.

Quali sono, a suo avviso, i progetti del campione per il futuro? Continuare a gareggiare o abbandonerà le competizioni dopo aver dimostrato di essere ancora un grande sportivo?

Alla fine del Tour, Armstrong ha dichiarato che prenderà parte anche all'edizione 2010. Non credo, invece, che lo rivedremo al Giro d'Italia. Ma per almeno un'altra stagione, forse più, sarà protagonista.

A proposito di cinema, pare che il regista e sceneggiatore Gary Ross abbia intenzione di dirigere un biopic su Lance Armstrong basandosi sulla sua biografia scritta a quattro mani con Sally Jenkins. Cosa ne pensa del progetto? La storia di Armstrong è adatta al grande schermo?

È certamente adatta, ma in questi casi la realtà è più affascinante della finzione, più ricca di spunti e trame: il rischio è che sullo schermo si veda solo una pallida riproduzione. E poi, di solito, i film a soggetto sportivo funzionano poco. Qui, a dirla tutta, si rischia l'americanata.

Come attore designato ad interpretarlo si è parlato di Matt Damon: lei chi sceglierebbe come protagonista?

Lance Armstrong. Ma è un film che si deve gustare sulla strada, non al cinema.

(10:50 - 31 lug 2009)

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14:34 - 17 maggio 2012