Alice in Wonderland

Alice senza testa

Alice non abita più qui. Il lifting di Tim Burton alla favola di Lewis Carroll non soddisfa tanto lo spirito quanto l'occhio. Se in Alice in Wonderland le ambientazioni, la scenografia, i costumi e tutto il Paese delle Mervaglie sono assolutamente incantevoli, seppure nella loro decadenza dark, il racconto è un polpettone insapore che pesca a piene mani dal classico cartone Disney pompando il tutto con toni epici buoni per il Regno di Narnia ma del tutto inappropriati al di là della tana del Bianconiglio.

Peccato, perché questo era uno dei titoli più attesi della stagione e l'inevitabile confronto con Avatar, legittimo per ipotesi, una volta svelata Wonderland non è nemmeno pensabile dal punto di vista tecnico. L'aver 3dizzato l'Alice di Burton solo in post-produzione mostra tutti i limiti di una tecnologia buona solo quando è vissuta fino in fondo: qui il 3D non è un fattore determinante per trascinare lo spettatore in un mondo artificiale come nel kolossal dei record di James Cameron, ma si riduce ad ingombrante accessorio più efficace come richiamo sulle locandine che non sul grande schermo.

Anche il cast artistico non esalta: Johnny Depp, seppur istrionico ed affascinante nel dar vita a un memorabile Cappellaio Matto, cede alle esigenze di un copione strampalato, che preferisce compiacere i più giovani con soluzioni precotte, prestandosi a un ridicolo (e gratuito) balletto in chiusura di pellicola che lascia veramente a bocca aperta: la Cappell(d)anza!!! Non trova gloria nemmeno una svampita Anne Hathaway in uno dei ruoli inediti della pellicola: sgranare gli occhi e camminare in punta di piedi con il viso a 3/4 non le regala la grazia di un'eterea regina della fantasia ma un grottesco atteggiamento da freak un po' "rimasta". Anche la moglie-attrice del regista Helena Bonham Carter nei panni della Regina Rossa non fa molto meglio: il suo talento espressivo è mortificato dal pesante trucco e non si contano i "tagliategli la testa" che alla fine la fanno suonare come un vecchio disco rotto.

Non ce ne vogliano i burtoniani sfegatati, ma questa volta il buon Tim ha saputo sì ritagliare i contorni di un mondo meraviglioso con le sue sapienti forbici ma la storia l'ha fatta a pezzi con l'accetta. Alla fine, ironia della sorte, anche la testa di Alice è saltata.

di Mario Vanni

(11:47 - 04 mar 2010)

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