titolo originale: Caché
voto: 
origine e data: Francia 2005
colore e durata: col. 117 min
regia: Michael Haneke
attori:
Daniel Auteuil, Juliette Binoche, Maurice Benichou, Annie Girardot, Bernard LeCoq, Walid Afkir, Lester Makedonsky, Daniel Duval, Nathalie Richard, Denis Podlydes, Aissa Maiga
sceneggiatura: Michael Haneke
fotografia: Christian Berger
montaggio: Michael Hudecek, Nadine Muse
scenografia: Emmanuel De Chauvigny, Cristoph Kanter
costumi: Lisy Christl
Poco oltre la quarantina. Benestante. Intellettuale. Così ci viene presentato Georges (Daniel Auteuil), padre di famiglia e conduttore di un programma televisivo culturale di buon successo. Bella casa a Parigi, bella moglie, la scrittrice Anne (Juliette Binoche), di cui sembra innamorato, un figlio maschio, Pierrot (Lester Makedonsky), Mercedes parcheggiata davanti a casa. Una famiglia simpatica, con molti amici.
C'è però chi vuole turbare la tranquillità borghese di Georges: qualcuno ha iniziato a recapitare a lui e ai suoi familiari videocassette che riprendono la sua casa, sempre con la stessa inquadratura fissa, insieme a lettere con strani disegni infantili che evocano oscuri presagi di morte. Settimana dopo settimana, i video diventano sempre più ossessivi, personali, e sembrano parlare un codice per immagini che solo Georges è in grado di capire. E, in effetti, alla fine sembra aver capito chi si nasconde dietro ai quei nastri così inquietanti...
Niente Da Nascondere
è l'ottava pellicola dell'austriaco Michael Haneke, già acclamato autore di
Funny Games
(1997) e
La Pianista
(2001). Come le altre opere di Haneke, anche questa tende a spiazzare lo spettatore, con il suo carico di inquietudine che a tratti diventa quasi disturbante.
Girato magistralmente, tanto da meritarsi il premio per la miglior regia all'ultimo festival di Cannes, il film mette in scena una riflessione sia formale che contenutistica sul tema del nascosto, e non a caso proprio «nascosto»
(caché)
è il titolo originale.
Il protagonista non fa altro che confrontarsi con ciò che è rimasto celato nelle pieghe della sua mente, il rimosso della sua psiche. Più precisamente, si tratta di una vicenda risalente all'infanzia di Georges, destinata a tornare dolorosamente alla luce e a sconvolgere gli assetti della sua esistenza; tutto ciò grazie all'opera di un personaggio ignoto, che agisce nell'ombra, nascosto appunto.
Ma non è solo, il bel Georges: anche gli altri protagonisti, prima fra tutti la moglie Anne, sembrano avere piccoli e grandi segreti che non ci verranno mai svelati. Per tutta la durata della pellicola lo spettatore convive con il dubbio che nessuna delle persone che vede agire sullo schermo racconti mai tutta la verità; Haneke è un maestro della creazione di dubbi, punti oscuri aperti all'interpretazione di chi guarda. In questo già la prima inquadratura senso è molto significativa. Lunga e fissa, descrive il contenuto della prima delle videocassette recapitate alla famiglia: tutto questo si capisce solo dopo qualche minuto, quando si iniziano a vedere effetti che simulano il fast-forward e altri strumenti tipici del formato Vhs. Già da quel momento la mente si affolla di domande, e si fa strada la sottile tensione che permea tutta la vicenda come una pesante cappa.
Caché
è un film stilisticamente senza compromessi, come nella miglior tradizione del regista. È fatto di inquadrature spesso fisse, che si ripetono in modo simile: ogni ambiente è visto sempre più o meno dallo stesso punto, con la ripetizione dei passaggi stilistici ogni volta che uno dei personaggi ritorna nel medesimo luogo. Inoltre, guardando le cassette ricevute da Georges insieme a lui, si oggettiva l'esperienza del nascosto di cui si è parlato più sopra, e l'immedesimazione è totale. Lo spettatore cerca di capire, basandosi su ciò che non vede, chi si possa trovare dietro la cinepresa, intorno a quello spicchio di realtà selezionato che è l'inquadratura. Il suono gioca un ruolo molto importante in questo processo: in tutto il film è esclusivamente diegetico, manca totalmente qualsiasi parvenza di colonna sonora, che sicuramente avrebbe finito per stonare in un quadro tanto rigoroso.
Niente da nascondere
parla di come sono le persone, di quanto sia difficile conoscere e capire se stessi e gli altri, ma è anche uno stimolo alla riflessione sul cinema stesso e sulle sue forme. Da vedere.
(michele serra)
(17:41 - 13 ott 2005)
Voto: 
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