
Tre storie di vita violenta. Sullo sfondo, la città di Basin City, un luogo corrotto fino al midollo, tanto marcio da meritarsi il soprannome di Sin City, la città del peccato.
John Hartigan (Bruce Willis) è uno sbirro prossimo alla pensione, che durante la sua ultima notte di servizio salva Nancy (Jessica Alba), undici anni, dalle grinfie di un pedofilo assassino. Ma il maniaco è il figlio del più potente uomo politico di Sin City, che metterà in atto una crudele vendetta contro il poliziotto.
Dieci anni dopo: Marv (Mickey Rourke), un bestione pazzo dall'aspetto mostruoso, si innamora di una prostituta incontrata in uno squallido bar dei bassifondi. Goldie, così si chiama la donna, offre a Marv l'unica notte d'amore della sua disperata vita, prima di essere barbaramente uccisa.
Alcuni mesi prima: Dwight McCarthy (Clive Owen) e la sua amata Gale (Rosario Dawson), boss della gang di prostitute guerriere che controllano la città vecchia, combattono per scongiurare una guerra fra poliziotti, prostitute e malavitosi.
Casus belli
, l'uccisione da parte delle «ragazze» di un poliziotto violento, Jackie Boy (Benicio Del Toro).
Robert Rodriguez gira la sua pellicola più riuscita grazie alla collaborazione di Frank Miller, forse il più grande
cartoonist
americano degli ultimi vent'anni, sicuramente uno dei più influenti.
Miller ha infatti iniziato con i supereroi nei primi '80, scrivendo le saghe che hanno rivitalizzato personaggi come Batman (
The Dark Knight Returns
) e Daredevil (
Born Again, Elektra Lives Again
). Poi, nel 1993 ha deciso di mettersi in proprio e ha iniziato a lavorare sul progetto
Sin City
: le storie a fumetti, disegnate in un durissimo e rigoroso bianco e nero e permeate di violenza e cinismo, hanno da subito fatto gridare al capolavoro e attirato l'attenzione dei fan del
pulp
e del
noir
. Fra questi, sicuramente anche Rodriguez, il cui amore per il fumetto di Miller traspare in maniera cristallina in ogni singola inquadratura che compone le oltre due ore del film.
I due co-registi trasportano infatti su grande schermo il linguaggio delle tavole a fumetti, riprendendo fedelmente dall'originale disegnato ogni dialogo e perfino moltissime inquadrature. Gli albi a fumetti sono diventati la base per la composizione dello
storyboard
e si sono praticamente sostituiti a quest'ultimo. I sociologi dei media americani Bolter e Grusin hanno parlato di «rimediazione» per definire il processo di spostamento di linguaggio da un mezzo di comunicazione all'altro: Miller e Rodriguez forniscono uno dei più lampanti esempi concreti di questo processo, con un film cui l'aggettivo «post-moderno» non può che calzare a pennello.
Questa convergenza estetica tra cinema e fumetto è stata resa possibile grazie al pesante uso della tecnica digitale: gli attori hanno recitato su un set totalmente spoglio, sugli sfondi monocromatici del
bluescreen
, e gli ambienti sono stati aggiunti successivamente, con un enorme lavoro di post-produzione. Avevamo visto qualcosa di molto simile in
Sky Captain And The World Of Tomorrow
, uscito circa sei mesi fa, ma in
Sin City
l'effetto è ancora migliore; per rendersene conto, basta guardare l'incredibile perfezione della pioggia che cade incessante sulla «città del peccato».
Dal punto di vista estetico ci troviamo quindi davanti a un prodotto interessante e affascinante. Lo stile c'è ma è necessario evidenziare alcune piccole lacune che riguardano il contenuto narrativo. La più evidente è l'uso a volte eccessivo della voce fuori campo, che fa entrare direttamente nei pensieri dei
character
principali: è sicuramente la soluzione più immediata per rappresentare sullo schermo le ipertrofiche didascalie che Miller usa per dare la parola al flusso di coscienza dei suoi personaggi disegnati, ma dopo due ore rischia di mettere alla prova i nervi dello spettatore medio, tanto più che le voci di Hartigan, Marv e Dwight sono drammaticamente simili.
Sin City
rimane comunque un grande film che, scontrandosi frontalmente con quanto il cinema d'autore oggi produce, darà adito a molte critiche. Un piccolo prezzo da pagare, inevitabile quando si sottopone al giudizio del pubblico un prodotto di forte personalità e con un non indifferente contenuto di innovazione.
Il cast, infine, è veramente stellare, altro che
Ocean's Eleven
. E un paio di scene sono imperdibili, soprattutto quella del surreale dialogo tra Hartigan e il cadavere di Jackie Boy, girate dallo special guest director Quentin Tarantino.
(michele serra)
(14:48 - 23 ago 2005)
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