Sgranate gli occhi e accomodatevi sulle poltroncine (e per vostra fortuna non sono quelle del barbiere) perché Tim Burton vi accompagnerà nella tetra e sanguinaria Londra del diciannovesimo secolo come solo lui sa fare. Questa volta a suon di musica (e tanta) oltre che di splendide e cupe ambientazioni (premiate con l'Oscar per le scenografie di Dante Ferretti e di Francesca Lo Schiavo) e di sublimi movimenti di camera. Una storia di odio e vendetta bagnata nel sangue che Burton riesce a trasformare in una favola gotica, dai profili umani nonostante la barbarie messe in atto da Mr. T.
Il sangue (più arancione che rosso data la scarsità di carne nell'alimentazione del tempo) scorre a fiumi schizzando, tra le note, dalla gola dei malcapitati clienti di Todd dritto sulla telecamera: niente spettacolarizzazioni però, il sangue copioso è solo emanazione dell'irrefrenabile sete di rivalsa del barbiere di Fleet Street che lentamente si trasforma da nobile vendicatore in spietato assassino. Johnny Depp questa volta (la sesta con Burton) non si può nascondere dietro le faccette di Jack Sparrow e non delude affatto nelle vesti drammatiche dell'uomo giusto logorato dal rancore guadagnandosi un Golden Globe e una candidatura agli Oscar. Al suo fianco Mrs. Burton Helena Bonham-Carter nei panni di Mrs. Lovett: i due formano la perfetta società per omicidi, lui affetta e lei macella i malcapitati clienti per farne carnose torte salate per l'intero, affamato quanto ignaro, quartiere.
Non si può certo dire che il gusto tutto americano per i musical rapirà il pubblico italiano: la storia voluta da Burton per Sweeney Todd punta molto sulle musiche, esattamente come fece per l'animato La sposa cadavere. L'intera impostazione però tradisce lo spirito del regista Leone d'oro alla carriera a Venezia 64: nonostante l'aspetto estetico e narrativo sia travolgente ed equilibrato, i toni sono fin troppo seriosi e le battute ammazza tensione alla Sleepy Hollow sono quasi bandite. Forse, l'età ha smorzato l'ispirazione dell'autore di Edward mani di forbice o forse gli azzardi che l'hanno reso celebre in tutto il mondo oggi piacciono meno alle grandi case di produzione. Chissà come sarebbe stata la pellicola se Sam Mendes avesse preso il posto di Burton e Russell Crowe quello del feticcio Depp come si era inizialmente prospettato. Con l'attuale moda per i remake, forse è solo questione di tempo...di m.v.
(21:31 - 19 feb 2008)
Non sono d’accordo con la recensione.
Interessante l’osservazione del colore del sangue e della sua motivazione ma anche con questo non mi trovo in sintonia. Ci sono molti modi per sottolineare i principali effetti di un film, generalmente Burton utilizza i movimenti di macchina per farlo ma qui è dominante l’uso particolare del colore. In Sweeney Todd il sangue rosso chiaro, così come il modo impetuoso in cui fuoriesce, è usato per evidenziare la crudezza e il tema portante della pellicola: la violenza, il dramma. Quel rosso "finto" contrasta, risalta ed emerge dallo sfondo cupo della scenografia e della storia. E’ come una di quelle fotografie in bianco e nero in cui un bambino porge all’innamorata una rosa rossa, unico colore dello scatto...solo che l’effetto è tutt’altro che romantico stavolta. Nei titoli di testa è proprio il sangue a presentarci il film e a suggerirci come questo si svilupperà. Scorre nella bottega del barbiere, nella stanza del forno di Mrs Lovett, nel tombino e nella fogna, e piove, assieme alle gocce d’acqua, su tutta Londra, teatro della vicenda, e in particolare sulla finestra della bottega di Sweeney, luce e obiettivo puntato sugli orrori che vi si svolgeranno.
La bottega è diventata ben diversa da quella di un tempo, è un parallelo con il protagonista. E’ in decadenza, è solo lo spettro di ciò che era un tempo. Anche lo specchio rotto nella stanza è, scusate il gioco di parole, lo specchio dell’anima di Sweeney: frammentato e irrecuperabile, quando il diabolico barbiere di Fleet Street vi si guarda ne ha restituita l’immagine di un mostro, non più di un uomo. Anche il pallore della palle e gli occhi pesti lasciano pensare ai personaggi di Depp e della Bonham-Carter come fantasmi di persone, esseri terrificanti con un destino già segnato fin dal principio.
Il signor T, come lo chiama Mrs. Lovett, è un uomo consumato da 15 anni di ingiustizie, cerca vendetta ma questa crea un vortice che lo trascina dentro di sè e lo annienta. Ogni "cattivo" trova ciò che gli spetta "meritiamo tutti di morire, anche tu Mrs Lovett, anche io" canta Sweeney all’inizio della vicenda e non ci va poi troppo lontano, se non fosse che Londra non è solo quel grosso pozzo di miseria che gli appariva e c’è la speranza di una rinascita, di un nuovo inizio.
Il barbiere, fantasma di se stesso, è incapace di amare ancora ed è insensibile ai richiami sentimentali dell’astuta compagna di efferatezze. Scatena ilarità diffusa la scena in cui Mrs.Lovett immagina sé e Sweeney sulla spiaggia. I costumi degli attori e la scarsa partecipazione emotiva del barbiere non sono però più ridicoli delle false speranze che la donna cova nella propria fantasia. Le scene da lei sognate sono però ben diverse da quella avuta da Sweeney dopo essersi fatto sfuggire il giudice Turpin, causa prima della sua nemesi e già qui emerge la diversità di intenti dei due.
Johnny Depp deve fare un passo indietro rispetto alla particolarità della propria interpretazione nei precedenti film di Burton, per lasciare spazio al carattere tormentato del protagonista alienato e per non ridicolizzarlo caricandolo troppo d’intensità. Lascia parlare la storia e le canzoni, è un gesto di umiltà che gli ha valso il Golden Globe e che l’ha automaticamente catapultato nelle nominations per l’Oscar. Lo stesso non è stato per l’incantevole stranezza della Bonham-Carter, perfetta interprete delle pazzie di Mrs Lovett. Nulla da aggiungere alla regia di Burton se non il rammarico che debba lavorare su una tela già limitata dalla sceneggiatura dello spettacolo. Si perde gran parte della sua fantasia e delle sue possibilità (e di quelle di Depp) che emergono in modo lampante nelle fantasie di Mrs Lovett, cioè esattamente quando il regista ha l’opportunità di spaziare.
Basta remake o riadattamenti cinematografici Burton, sei sprecato!
Non ho ancora visto il nuovo film di Burton, ma la presenza di un attore versatile come Depp, mi sembra già abbastanza per assicurargli un buon successo
Genere: Musical
Voto:
Titolo: Sweeney Todd - Il diabolico barbiere di Fleet Street
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04:59 - 03 settembre 2010
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