Nuova produzione francese per Radu Mihaileanu. Già autore del pluripremiato Train de Vie (1999), il regista torna alla ribalta con un nuovo capitolo cinematografico.
Protagonista de Il concerto è l'ex-direttore d'orchestra Andrei Filipov (Alexei Guskov). Licenziato durante l'epoca comunista, dopo 30 anni si riduce a fare l'uomo delle pulizie nel Teatro Bolshoi, proprio dove una volta dirigeva la sua orchestra.
Casualmente, mentre lustra l'ufficio del nuovo direttore, intercetta un invito dal celebre Theatre du Chatelet di Parigi. L'occasione è ghiotta e Filipov non ci pensa due volte: far sparire l'invito e sostituirsi all'orchestra Bolshoi, reclutando i suoi vecchi compagni di avventura e tentare di cambiare la propria vita recuperando la gloria perduta.
Attraverso episodi spassosi ed esilaranti, il film descrive la condizione attuale della società russa: tra il grottesco, il surreale, il dramma emozionale e la commedia, Il concerto è un exploit di vitalità, ritmo, incantevole e romantico mix a cui Mihaileanu ci ha ormai abituato da tempo. A fare da padrone non è solo la stupenda prova del cast russo ma anche e soprattutto la trama, intrigante e piena di spunti riflessivi, non solo musicali.
Grazie a un singolare concatenarsi di fortuite coincidenze, con l'aiuto dell'ex direttore del Bolshoi, un'improbabile musicista e magnate russo finanzia di nascosto l'iniziativa per poter suonare allo Chatelet. Il viaggio diviene così realtà, ed il sogno dell'esibizione scenica cresce a dismisura.
Ma la fantomatica formazione musicale messa insieme da Filipov presto si rivelerà inaffidabile, con la maggior parte dell'orchestra, composta per lo più da barboni russi e gitani avvinazzati, che viene progressivamente disorientata dall'incontro con la ricca realtà occidentale.
Una scena dopo l'altra, il film descrive così la realtà non facile dell'europa dell'est, che si trova ancora a dover fare i conti con i postumi dello sfacelo comunista. Tra le difficoltà di vita (tutt'ora attuali) nella Russia post Breznev, Il concerto mette in risalto con un cocktail tragicomico tutti i luoghi comuni che ancora oggi attraversano l'ex unione sovietica, dalle improbabili manifestazioni di ex comunisti a Mosca (reclutati e addirittura pagati come comparse) fino alla musica di Tchaikovskij e alla metafora del concerto, inteso come rapporto fondamentale tra il singolo e la collettività.
Mihaileanu gioca spesso con la mescolanza tra culture, e disegna improbabili dialoghi "alla francese": storie che si intrecciano, e descrivono appieno l'incontro tra la società slavo-orientale e quella occidentale, ricca e cartesiana.
Un dialogo che delinea il contrasto tra le ambientazioni in Russia e in Francia, con un finale incerto e sempre sul filo della tensione: i "barbari" dell'est, arrivati a Parigi si perdono nei meandri della città e fino all'ultimo rendono improbabile la performance. Ci penserà l'amico musicista Sacha a sistemare le cose, convincendo la famosa violinista francese Anne-Marie Jacquet (Melaniè Laurent) a partecipare all'esibizione: proprio così quest'ultima scopre, suonando il singolare spartito assegnatole da Filipov, le proprie radici musicali e i motivi di una misteriosa infanzia abbandonata.
Le sorti della sgangherata orchestra vengono così risollevate ed il finale è commovente: le speranze di Filipov, le storie dei suoi compagni e di Anne-Marie si intrecciano e ci regalano il tanto atteso epilogo di un'avventura intensa, emozionale ed ironica. Trinità fulminante che ci consegna una delle pellicole più interessanti di inizio mese.
di diego santoferrara
(17:25 - 02 feb 2010)
Genere: Commedia
Voto:
Titolo: Il concerto
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