Per guarire il corpo bisogna prima di tutto curare l'anima. Ma la garanzia di una guarigione, tanto più se miracolosa, non è mai concessa. E allora cosa rientra nella sfera delle possibilità umane? L'essere umano gode di una certa autonomia o è in completa balìa della misteriosa e inspiegabile volontà di Dio? E' partendo da questi interrogativi antichi come l'uomo che la regista Jessica Hausner ha scritto e diretto Lourdes.
Christine è una donna affetta da una terribile malattia che la costringe alla sedia a rotelle. La sua è un'esistenza infelice. Nella speranza di una improbabile guarigione, si reca a Lourdes al seguito di una comitiva dell'Ordine di Malta. Una mattina, improvvisamente, scopre di essere di nuovo in grado di muovere gli arti paralizzati. Che si tratti veramente di un miracolo? Gli altri pellegrini reagiscono in maniera differente davanti al fenomeno straordinario. C'è chi non nasconde il proprio sbigottimento, chi stenta a crederci, chi invece è roso dall'invidia.
Di fronte ad argomenti talmente elementari, e dunque talmente enormi e profondi, le strade da seguire di solito sono due. O si sceglie la soluzione plateale, il tono più prosastico, il linguaggio gridato. Oppure si affronta il discorso come fa Jessica Hausner. Per allusioni. Quando le parole paiono non bastare (alle tante domande che gli vengono poste, il prete del film offre risposte vaghe e mai definitive), si deve parlare per metafore, ovvero espressioni che rimandano ad altri significati. In questo modo ogni gesto, anche l'azione banale di mettersi in posa per una fotografia, non vale più per sé stesso: assume una valenza superiore, più intensa, assoluta. Le relazioni tra i personaggi e le dinamiche narrative, per quanto semplici e quotidiane, ci rivelano la piccolezza dell'uomo davanti a una volontà inafferrabile (perché proprio Christine sembra essere stata miracolata?) e la labilità di qualsiasi esistenza (perché la madre superiora d'un tratto si trova in bilico tra la vita e la morte?). Ciò che Dio dispone per gli uomini talvolta pare inspiegabile: come ammette la regista stessa, il miracolo forse non racchiude necessariamente un senso... il mondo potrebbe essere semplicemente governato dal caso.
Il modo di raccontare della Hausner è perfettamente calibrato ad argomenti così complessi, le debolezze dei personaggi sono messe in scena con una sensibilità che non cade mai nella trappola della facile emotività. Vietato essere patetici con chi patisce. Non sorprende che il film abbia ricevuto consensi sia da un pubblico religioso sia da chi propende invece per l'agnosticismo.
Nelle immagini statiche e nei colori freddi diLourdes alcuni hanno tentato di scorgere le tracce di uno stile nordico e sottilmente pessimista, tipico di quel grande autore che è Aki Kaurismaki. Ma in Lourdes non c'è la disperata ironia a cui ci ha abituati il regista finlandese. In Lourdes, racchiusa dai pesanti silenzi e dagli sguardi vagamente malinconici dei malati, c'è solo tanta voglia di vivere: perché la felicità, come ripete la famosa canzone di Al Bano e Romina Power a chiusura del film, è fatta di piccole cose.
Riccardo Moretti
(00:56 - 08 feb 2010)
Genere: Drammatico
Voto:
Titolo: Lourdes
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