La nostra vita

Daniele Luchetti porta sullo schermo, ancora una volta, la storia di una famiglia per raccontare uno spaccato d'Italia molto realistico, privo di retorica e soprattutto specchio, senza distorsioni, della società attuale, in bilico tra sana normalità e regole costantemente infrante per riequilibrarne le basi.

Claudio ed Elena hanno due figli, un terzo in arrivo. Vivono dignitosamente, con un solo stipendio, i mobili Ikea da montare per la camera del bambino, un'esistenza senza fronzoli ma felice e luminosa. Ma la vita decide in modo diverso il destino di una coppia come tante, affiatata e bella come tante, e Claudio si trova senza perno, senza appoggio, solo e arrabbiato con il destino, con due bambini piccoli e un neonato a cui dover dar tutto, anima e corpo. E quando non riesci a dare tutto, perché il cuore è stato strappato via, ecco che subentra l'avere, il possesso di cose materiali e molto visibili, a risarcimento di una vita spezzata.

È il denaro, da ora in poi, ad essere il perno delle azioni di Claudio, una sorta di rivalsa contro una vita ingiusta che ti porta via una moglie amatissima. Quel denaro, centro del suo nuovo mondo, non appartiene a conti correnti o a paradisi fiscali ma è vero, tangibile, si conta, si imbusta, ha l'odore della fatica fisica dell'operaio; soldi veri, senza filtri o mediazioni.

La nuova esistenza si sviluppa tra piccole e grandi illegalità, giustificate dal fluire della vita, perché non denunciare un incidente sul lavoro affatica le coscienze ma incide inesorabilmente sul cantiere, sulla busta paga degli operai che contano i giorni per arrivare alla fine del mese.

Il personaggio di Claudio non è un eroe negativo ma un uomo che davanti a un dolore devastante cerca una rivalsa, lottando contro qualcosa di più grande di lui, ma quando tutto sta per crollare, ecco che di nuovo la famiglia, quella di origine, formata da un fratello e una sorella amorevoli e molto presenti, lo salveranno dall'abisso.

La costruzione narrativa è di grande spessore e qualità grazie ad una sceneggiatura agile, ben scritta, dai dialoghi puliti, veri, diretti (Rulli e Petraglia, La meglio gioventù) che descrivono quotidiani razzismi senza nessuna presa di posizione, ma fedeli alla realtà, anche se la trovata della famiglia rumena pare essere eccessiva nel fluire di una storia già perfettamente autonoma e piena di argomentazioni autentiche.

Il cast è ben assortito, con un bravissimo Elio Germano (Mio fratello è figlio unico) nella parte di Claudio, un RaoulBova (Scusa ma ti chiamo amore) un po'sottotono, nella ruolo del fratello affettivamente imbranato, e un insolito Luca Zingaretti (Mio fratello è figlio unico) cappelluto e disabile spacciatore, generoso ed umanissimo.

Daniele Luchetti, dimostra, ancora una volta, che per fare cinema non ci vogliono effetti speciali, ma servono soprattutto idee e mestiere: La nostra vita ne è una piacevole conferma.

di Silvia Levanti

(11:03 - 20 mag 2010)

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Genere: Drammatico

Voto:6

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Titolo: La nostra vita


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10:43 - 09 settembre 2010